ZONA A
La zona A del Parco Sommerso di Baia, zona di riserva integrale, si estende ai piedi di Punta dell’Epitaffio che segna il limite nord della piccola insenatura di Baia.
Nel 1969, il ritrovamento casuale di due statue ed il successivo scavo archeologico, iniziato solo negli anni ‘80, portarono all’individuazione, ai piedi del promontorio, di un ambiente finemente decorato. Il gruppo scultoreo per primo venuto alla luce rappresenta una scena descritta da Omero: Ulisse e il compagno Baios durante l’offerta di vino al ciclope Polifemo per aver salva la vita.
In seguito, l’indagine archeologica ha portato alla luce, lungo le pareti laterali della sala, altre sculture riconosciute come raffigurazioni del dio Dioniso e di componenti della famiglia giulio-claudia. In particolare, le statue sono state identificate come raffigurazioni di familiari dell’imperatore Claudio, la madre Antonia Minore, personificazione di Venere Genitrice, ed Ottavia Claudia, la figlia morta in tenera età.
L’ambiente scavato si presentava come una grande sala rettangolare absidata sul fondo, interamente rivestita di marmo, con una grande vasca centrale, mentre lungo le pareti laterali correva un canale per lo scorrimento dell’acqua. Questo ha permesso di identificare la sala come un ninfeo cioè un ambiente decorato con ricchi giochi d’acqua, probabilmente utilizzato come Triclinium, cioè come sala per banchetti.
A questo proposito, infatti, la decorazione scultorea ritrovata sembra incitare il visitatore al godimento della gioie della vita, secondo l’oraziano Carpe Diem, invito che ben si adatta alla funzione stessa della sala, un Ninfeo Triclinium, oggi fedelmente riproposto nelle sale del Castello Aragonese.
ZONA B
La zona di Riserva Generale del Parco Sommerso di Baia, ai piedi del Monte Nuovo (Comune di Pozzuoli) conserva ad una profondità massima di 5 metri, strutture in buono stato di conservazione che servivano al funzionamento del Portus Iulius, antico porto della città di Puteoli .
Arroccata sul promontorio dell’attuale Rione Terra, la città si estese progressivamente lungo la costa proprio in connessione con lo sviluppo delle attività portuali.
Costruito intorno al 37 a. C. da Marco Vipsanio Agrippa per volere di Ottaviano durante la guerra civile contro Sesto Pompeo , il porto inizialmente svolse la funzione di base navale militare.
Il porto costiero offriva un naturale rifugio protetto per le navi da guerra oltre ad un ampio cantiere navale interno. Ingenti opere ingegneristiche lo collegavano, infatti, sia al lago di Lucrino, all'epoca molto più vasto, che fungeva da rada riparata, sia al lago d'Averno che forniva un approdo sicuro e, grazie ai boschi limitrofi, anche il legname per il cantiere navale. Fu creato, presso il porto, uno sbocco per il lago di Lucrino scavando il breve tratto sabbioso che lo separava dal mare.
Il Portus Iulius possedeva un molo costiero lungo 372 metri ed edificato su archi che poggiavano su quindici piloni quadrangolari. Era difeso da una lunga diga - sulla quale passava la Via Herculea (o Via Herculanea) - che partiva dalla Punta dell’Epitaffio, presso Baia, per giungere fino a Punta Caruso. La funzione militare del porto si esaurì una ventina d'anni dopo la costruzione a causa della bassa profondità del lago Lucrino e del parziale insabbiamento con il conseguente trasferimento della flotta a Miseno nel 12 a.C.
Il porto mantenne, tuttavia, per molto tempo (fino al IV secolo) la funzione di porto commerciale. In età augustea l'insediamento portuale prosperò notevolmente estendendosi verso Pozzuoli con la costruzione di due nuovi sobborghi (vici) cittadini: il vicus Lartidianus e il vicus Annianus , noti per la presenza di diverse botteghe artigiane.
A causa dell’importanza strategica, l’imperatore Nerone commissionò la costruzione di un lunghissimo canale navigabile (fossa Neronis, parzialmente rilevato dalle fotografie aeree) che avrebbe dovuto congiungere il Portus Iulius a Roma e consentire, quindi, un traffico sicuro anche durante le tempeste alle navi che rifornivano di grano la capitale. La costruzione del canale fu interrotta alla morte di Nerone e non venne mai completata.
Il Portus Iulius venne abbandonato nel IV secolo per il progressivo abbassamento della linea di costa causato dal bradisisma. Nei secoli successivi l'arretramento della costa produsse la riduzione del lago di Lucrino alle sue dimensioni attuali ed il porto romano venne completamente sommerso.
Muri in reticolato, intonaci, casseforme lignee, impianti idraulici, rampe di scale e pavimenti di mosaico e di opera signina a pochi metri sotto il livello del mare testimoniano l’intensità dei traffici commerciali del porto Giulio e rendono suggestiva l’immersione in questo tratto di riserva del Parco Sommerso di Baia.
Zona C
Riserva parziale, la zona C del Parco Sommerso di Baia occupa, verso ovest, l’intera estensione dello scomparso Lacus Baianus, e, allungandosi verso est, nel tratto compreso tra la zona A e la zona B, parte dell’antica superficie del lago Lucrino, bacino esterno del Portus Iulius.
L’area archeologicamente e naturalisticamente più interessante viene a trovarsi a circa 600 metri dalla costa, a largo della stazione di Lucrino della Ferrovia Cumana. Si tratta della cosiddetta Secca della Fumosa che prende il nome dalla presenza di numerose emissioni di gas e di acque calde che giacciono a circa 14-16 metri di profondità.
La secca è caratterizzata dalla presenza di circa 25 pilae, pilastri costruiti in opera reticolata e laterizia, a base quadrata. Disposti quasi parallelamente alla linea di costa questi, in età romana, innalzandosi dalla superficie del mare, dovevano costituire una sorta di diga foranea proteggendo il retrostante porto di Pozzuoli dall’azione del moto ondoso.
Da un punto di vista biologico, l’area mostra una diversa distribuzione della flora e della fauna marina. Infatti, sui fondali, ai piedi delle pilae, i diversi affioramenti di acqua calda e le esalazioni gassose creano evidenti depositi gialli di zolfo che riducono notevolmente il numero delle specie osservabili.
Le pareti dei pilastri, invece, si mostrano densamente popolate da una nutrita comunità di tipo precoralligeno, animali dai colori molto accesi che si insediano normalmente a maggiori profondità ma che qui trovano habitat ideale grazie alla scarsa illuminazione.
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